#LOSTINPARADISE

Cosa succederebbe se Michelangelo si trovasse oggi a disegnare le mani della Creazione di Adamo?

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Questa è la domanda da cui sono partite le giovani autrici dell’opera per la realizzazione di Lost In Paradise, un artwork che collega la famosissima opera di Michelangelo al concetto odierno di dialogo.

“Vogliamo rappresentare l’assenza di dialogo causata dal costante utilizzo dei cellulari” raccontano le artiste “fondendo un elemento moderno e presente nella vita quotidiana di tutti i giorni, come lo smartphone, al dettaglio di una delle opere più conosciute al mondo. Così facendo speriamo di attirare l’attenzione delle persone in transito nella stazione Cavour che, trovandosi di fronte ad una rappresentazione innovativa di un soggetto già conosciuto, potranno decifrarne il significato senza dovercisi soffermare troppo a lungo e rendendo così l’artwork idoneo al luogo in cui verrà esposto”.

Nel Billboard posto all’uscita della stazione lato Rione Monti l’artwork raffigura le mani di Dio e di Adamo così come si ritrovano nell’opera originale, dal polso di Adamo pende però una manetta a cui è collegata un cellulare. Nella rappresentazione ospitata dal billboard posto all’uscita della stazione lato Cavour, la mano di Dio tenta invano di afferrare quella di Adamo. In questa seconda opera, le due mani sembrano essersi allontanate rendendo evidente l’isolamento causato dall’utilizzo degli smartphone e dall’assenza di dialogo.

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Entrambe le opere sono state realizzate grazie all’utilizzo della china, mentre per la realizzazione di luci ed ombre si è prediletto l’uso di pennarelli Copic, che dispongono di una base alcolica e che possono essere mischiati e sovrapposti.

Con Lost In Paradisee si vuole perciò sensibilizzare riguardo il corretto utilizzo dei cellulari e ricordare quanto sia importante il dialogo diretto, indipendentemente da come avviene.