RUB KANDY RACCONTA LA SUA #InTheMoodForLoveRome

 

Ad abitare la stazione sono ora diverse sculture luminose che recitano le parole “Bye Bye”, “Wait”, “Ti amo”. I due pannelli della stazione, una volta ospitanti immagini pubblicitarie, fanno ora da tela a due fotografie artistiche, valorizzate dai muri finalmente ripuliti. #InTheMoodForLoveRome è l’hashtag che le accompagna ed è anche il nome dell’opera di Rub Kandy, l’artista che con il suo intervento ha inaugurato Art Stop Monti, il progetto artistico inserito nella stazione della metropolitana, che mira al decoro, al rinnovamento e alla valorizzazione della stazione Cavour.

Mimmo Rubino, in arte Rub Kandy, rifugge dalle etichette di qualsiasi movimento artistico. Mostrando una grande capacità nell’unire in modo molto naturale diversi media, punta ad eliminare la soglia tra ciò che viene convenzionalmente considerato arte di strada e le pratiche più tradizionali di arte contemporanea.

Vi presentiamo l’opera attraverso le sue parole…o meglio, vi presentiamo una parte di quello che è l’artista, perché il significato dell’opera la lasceremo all’interpretazione dei viaggiatori che ogni giorno la vivono.

Chi è Rub Kandy?

Una persona emotiva!

Ci diresti come hai iniziato la tua carriera d’artista e quali sono stati finora i passaggi più importanti della tua crescita professionale?

Mi sono formato nella coda dell'hip-hop writing anni ’90. Poi ho studiato fotografia quando la pellicola entrava in crisi. Poi storia dell'arte contemporanea su libri in cui si diceva che il bello non esiste più e che l'arte è morta, eccetera eccetera. Intanto ho fatto street-art per il gusto di dire la street art è morta e ho realizzato mostre in galleria dicendo che le gallerie e i curatori non servono a nulla… Insomma, ho passato il tempo a sputare nel piatto dove ho mangiato e non potrei vivere senza nulla di tutto questo!

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso questo lavoro?

Se per “messaggio” intendi un chiaro e intellegibile messaggio beh, non so. Non sono partito da un'idea per tradurla in un'opera, non ne sarei in grado e comunque non mi arrogherei il diritto di avere idee che necessitino di essere trasmesse ad altri. Certo c'è un #mood, c’è un'atmosfera, a volte dico "un sorriso”.

Insomma, le immagini che ho realizzato sono esclusivamente quello che sono: nessuna battuta, nessuna dietrologia voluta, tutto a vista.

Come ti sei relazionato con il luogo della stazione? Che sensazioni speri di trasmettere in chi osserva la tua opera?

La stazione è un luogo di passaggio, tendenzialmente buio, frequentato da una popolazione variegata, che viene utilizzato tendenzialmente da passeggeri solitari… insomma è come l’amore! Queste cose mi hanno permesso di darmi dei vincoli: volevo un'opera che potesse essere fruita camminando, che non necessitasse di un punto di osservazione preciso, luminosa, emotiva, che parlasse personalmente a ognuno, autenticamente pop. Volevo che ci fosse del writing, che avesse il mood dolce e leggero delle ragazzine che cantano le canzoni di Tiziano Ferro per strada, ma anche il sapore agrodolce e raffinato di "In The streets of Rome" di Sylvie Lewis. Volevo che fosse Italiana-Inglese, pensavo ai ragazzi americani e cinesi che prendono camera nel centro di Roma per fare un exchange di un mese o un anno. A quelli che il sabato sera partono dalle periferie per conquistare il centro, con Achille Lauro e Ghali nelle cuffie. Intanto consumavo foto su Instagram… poi, per fortuna, mi sono addormentato guardando Fazio in TV e ho sognato il progetto bello e fatto.

Quali reazioni ti aspetti da parte dei fruitori della metropolitana?

90% passano e, giustamente, pensano ad altro. Vedranno? Non vedranno? È sempre stata lì? Ci penseranno ripassandoci il giorno dopo? Noteranno una differenza tra l'andata e il ritorno? Penseranno al'ex? Alla figlia? Al partner? All'amante?

Gli invieranno una foto su Whatsapp mentre sono in treno? Caricheranno la foto su #instagram? Si daranno un appuntamento lì sotto? Chiameranno la mamma ?

Quanto la città influisce nella tua arte?

Non so, questo lavoro è decisamente “cittadino". Segue più o meno la comunicazione veloce a cui siamo abituati in città, cerca di farsi spazio sgomitando tra le altre belle e brutte campagne sociali e di brand: c’è un "logo" c'è un #hashtag, c'è un mood, appunto, c'è un sistema di valori associato a un prodotto, che poi il prodotto sia l'oggetto in sé o l'immaginario che esso mette in moto non so.

Se ti chiedessimo di definire la tua opera, includendola in un particolare movimento artistico contemporaneo, quale sceglieresti?

Ah non lo so, basta che non la chiamate "street-art" che non va più di moda e stiamo facendo tutti finta di non c'entrarci nulla. 

Progetti per il futuro?

Settimana prossima vado a Cipro a fare un'opera in una riserva naturalistica, NON IN UNA CITTA’. Poi torno e mi chiudo in studio a disegnare che è tanto che non lo faccio e devo re-imparare.