C’ERA UNA VOLTA…RIONE MONTI

 

C’è uno spicchio di Roma, originalmente racchiuso tra quattro monti della capitale, che conserva il fascino di 2500 anni di storia. Tra i colli Esquilino, il Viminale, parte del Quirinale e il Celio si estendeva Rione Monti, primo rione di Roma.

Ad oggi territorialmente ridotto, conserva comunque il nome Monti, dovuto proprio alla sua posizione geografica.

Questo che oggi è uno tra i quartieri più poetici e pittoreschi della capitale, conserva fascino e testimonianze dell’epoca romana, medioevale, rinascimentale e barocca.

Divisa tra la parte alta, la “Vicus Patricius” che ospitava ville signorili, e la Suburra, la parte bassa, terra di plebei, lupanari, bordelli bettole e locande malfamate, viene ricordata come il luogo che diede i natali a Giulio Cesare. Fu la parte di città in cui si recava Nerone, in incognito, per saggiare gli umori del popolo e anche il posto in cui Messalina usava concedersi qualche momento di trasgressione.

L’area fu prevalentemente abbandonata durante il Medioevo, quando gli acquedotti romani, fortemente danneggiati, fecero spostare gran parte della popolazione nel Campo Marzio, zona pianeggiante a valle dei colli, in cui gli abitanti potevano bere l’acqua dal Tevere, una volta potabile.

Ad evitare il completo abbandono del quartiere, fu comunque la basilica di San Giovanni in Laterano, assidua meta di pellegrinaggio da parte di un cospicuo numero di persone.

Proprio nel Medioevo, gli abitanti di Monti, detti monticiani, svilupparono invece quella forte identità e appartenenza al territorio che ancora oggi si percepisce passeggiando per i suoi vicoli (basti pensare che il loro dialetto è lievemente diverso da quello degli altri rioni romani!).

Trastevere fu una suo storica rivale. L’altro grande rione al di là del fiume condivideva, infatti, con Monti la particolare identità che li portava a rifiutare la preminenza del rispettivo rione. E, come Remo fu avversario di Romolo, le rivendicazioni tra i due rioni finivano in periodici scontri “di primogenitura”. Ancora oggi, fortunatamente tramontata la violenta dimostrazione dell'orgoglio rionale, non è raro, conversando con qualche vecchio romano di Monti o di Trastevere, sentirlo proclamare fieramente la propria appartenenza al rispettivo rione che è segno di nascita più distintivo che essere nati a Roma.

Venne il fascismo e un’ampia porzione del rione, fatta di stradine e case popolari, fu distrutta per costruire via dei Fori Imperiali. Tuttavia, nonostante i cambiamenti e gli eventi storici che non l’hanno lasciata immutata, conserva quelle ancora tracce di vita che resistono al tempo e che lo rendono uno dei rioni più belli e carichi di storia di tutta Roma.