VITO GARA RACCONTA LA SUA #AutoCensura

artstopmonti.Vito Gara

 

Ve l'abbiamo presentata lo scorso agosto: #AutoCensura è la seconda opera vincitrice di Art Stop Monti, entrata nella stazione Cavour per continuare a connotare artisticamente gli spazi della metro. Vito Gara, il suo autore, ha presentato un'opera ironica ma al tempo stesso capace di far riflettere passanti e viaggiatori sull’importante tema della mobilità sostenibile e del suo impatto ambientale nella città di Roma.

Ma da dove nasce quest'opera? Qual è il suo significato? E ancora, chi è il suo autore? Ve lo raccontiamo attraverso le parole di Vito gara che, in una breve intervista, si racconta e ci racconta il suo intervento. 

Chi è Vito Gara e come inizia la tua vocazione d’artista?

Più che vocazione preferirei definirlo un percorso, ho iniziato a comprendere che i materiali che ci circondano possono essere manipolati e trasformati nei primi anni di vita.

Inevitabilmente frequentavo il laboratorio di mio padre Tommaso Gara, uno scultore ma soprattutto un figulo di grande abilità. Successivamente ho frequentato il liceo artistico G. De Nittis a Bari.

Nel 2012 ho deciso di voler proseguire questo cammino, iscrivendomi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, nella quale sto per intraprendere un biennio specialistico in scultura.

#AutoCensura parla della città di Roma, di mobilità, ma soprattutto di ambiente. Ci racconteresti da dove è partita questa tua ricerca?

Ho iniziato a trattare l’ambiente come elemento principale delle mie opere all’incirca due anni e mezzo fa. Ebbi l’occasione di poter partecipare ad un evento che ogni anno si svolge a Roma, il “Festival del Verde e del Paesaggio”. Proprio in quell’occasione presentai un’opera un finto prodotto dal titolo “GreenBox”, altro non era che un prodotto allora pensato come utopistico ma oggi molto utile che offriva ad una modica cifra la possibilità di respirare aria pulita in città.

Ecco da quel mio primo lavoro in cui parlavo di ambiente, fino all’ultimo esposto #AutoCensura il passo mi pare abbastanza breve. 

Cosa ha voluto dire per te intervenire in un ambiente come la stazione?

Sicuramente la metro è un’ambiente o meglio un luogo molto interessante, attraverso il quale le persone entrano ed escono dalle viscere della città, come se le persone fossero un ago intento a cucire.

Cosa speri di trasmettere nei passeggeri che osservano la tua opera?

Spero di riuscire in un primo momento a strappare un sorriso che come sappiamo non fa mai male, successivamente innescare una riflessione sul tipo di mobilità che oggi affligge questa città straordinaria. Ho censurato le auto e bus di turisti che a mio avviso rappresentano un vero cancro che questa città necessità di asportare e sostituire con mezzi a impatto zero come: Bus elettrici, Tram, bici a pedalata assistita e altre forme di mobilità condivisa che da qualche tempo hanno iniziato muovere i primi passi.

La mobilità è il mezzo fondamentale, a mio avviso, per avviare un processo di riqualificazione urbana, nonché, perché no, uno strumento di fruizione artistica, visto che in questo caso si parla di un museo a cielo aperto come Roma!

Non ci resta che ringraziare Vito Gara per le sue parole e invitarvi a scoprire con i vostri occhi quanto ha da dire questo secondo progetto vincitore dell'open call di Art Stop Monti.